Ho immaginato questo blog per gli ” Italiani in Costa Rica ” come uno spazio a disposizione della comunità di Italiani che risiedono in Costa Rica e di coloro che vorrebbero trasferirvisi o semplicemente affrontare …
Leggi tutto »Le migliori foto della Costa Rica, della flora e della fauna, della gente, delle tradizioni, delle feste.
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Consigli di viaggio, luoghi che non potete perdere, suggerimenti per il viaggiatore, itinerari insoliti …
Le esperienze degli italiani nella storia della Costa Rica e di quelli che si sono trasferiti con successo .
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Abbiamo finalmente a disposizione, per chi desidera fare una vacanza nella costa caraibica della Costa Rica, a Puerto Viejo de Talamanca, tre belle case in legno, ubicate a trecento metri dalla stupenda spiaggia di Playa Negra sull’ Oceano Atlantico, dopo il Parco Nazionale di Cahuita. Il paese è distante un km e si raggiunge facilmente a piedi, anche lungo la spiaggia …
Queste sono le foto della prima casa .
Contattatemi se siete interessati a conoscere disponibilità e prezzi !
Il mio indirizzo è: amano.ingegno@gmail.com
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Il paese di Puerto Viejo, di tradizioni afro-caraibiche, è dotato di ottimi servizi ed è frequentatissimo da turisti provenienti da ogni parte ( nel 2011 è stata indicata come l’undicesima località imperdibile nel MONDO nella prestigiosa rivista Frommer’s ed una delle più belle località del paese secondo la guida Lonely Planet )
Affittiamo queste case per brevi o lunghi periodi, a seconda delle vostre esigenze, a prezzi molto contenuti garantendo un servizio di accoglienza ed orientamento pensato per gli ospiti Italiani
Le case dispongono tutte di cucina bene attrezzata, una o due camere da letto matrimoniali, bagno privato e verande coperte che sono i “polmoni ” della casa, ideali per godersi la natura che qui è davvero prodigiosa . Una, più adatta a soggiorni lunghi, dispone di due letti aggiuntivi e di lavanderia.
Le case sono immerse in un magnifico bosco di almendros, i grandi mandorli di mare che sono frequentati da scimmie bongo, uccelli di tante specie, bradipi, scoiattoli …
Noi viviamo qui per molti mesi l’anno, in un’altra casetta che è stata costruita a pochi metri da queste.
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Guardate il video che ho realizzato lo scorso anno per capire dove siamo, come si raggiunge la spiaggia e come si arriva al paese di Puerto Viejo in pochi minuti di passeggiata lungo il bagnasciuga …
Vi aspetto a Puerto Viejo de Talamanca! Scrivetemi su: amano.ingegno@gmail.com
GUARDATE QUI le foto della nostra prima casetta caraibica …
GUARDATE QUI i prezzi orientativi …
SCARICATE QUI la mappa per raggiungerci
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Secondo lo studio realizzato e pubblicato nel 2009 dall’organizzazione non governativa ” The New Economics Foundation (NEF)“ la Costa Rica è il paese dove ci si sente ” i più felici al mondo” e in armonia con l’ambiente. Più dell’85% degli abitanti si dichiara infatti “felice di vivere” nel paese latino-americano. I criteri presi in considerazione in questo studio tengono conto del grado di soddisfazione degli abitanti, ma anche della speranza di vita e delle politiche condotte in favore dell’ambiente in ciascun paese. Tutti i parametri contribuiscono a formare quello che al NEF chiamano ”Happy planet index“, che indica il tasso di benessere ‘sostenibile’.
In Costa Rica, l’ aspettativa di vita è di 78,5 anni, l’85% degli abitanti si dichiara felice e soddisfatto della propria esistenza e il paese non è lontano dall’ aver trovato l’equilibrio tra i suoi consumi e le sue risorse naturali”.
Secondo i dati forniti dalla ricerca l’Italia è in 69esima posizione (seguita da Romania e Francia) con 44 punti contro i 76.1 della prima in classifica e i 16.6 dell’ultima. Usa, India e Cina erano più ecologici e contenti venti anni fa. Il Regno Unito è al 74esimo posto mentre gli Stati Uniti occupano solo la 114/a posizione. Il fanalino di coda è lo Zimbabwe.
La classifica della felicità ‘verde’ fornisce un’importante indicazione delle reali priorità per le persone e per il pianeta, evidenziando che a rendere felici non è il consumo sfrenato delle risorse, ma la possibilità di avere il tempo necessario a godere di quello che si ha. Non a caso a guidare la classifica sono paesi a reddito medio, a conferma che chi preme troppo l’acceleratore sui consumi perde di vista la sostenibilità per il pianeta e le generazioni future.

In questo coinvolgente articolo di Anna ancora una testimonianza di amore per i Caraibi nella ormai “nostra” Costa Rica .
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Gli aeroporti sono tutti uguali e la prima sgradevole sensazione che ho sempre avuto appena atterrata è di non essere mai partita. Stessi colori, bar edicola, bagni, panchine, luci troppo forti e cartelloni di Coca Cola e Nestlè in qualsiasi paese del mondo. La globalizzazione del nulla. Un gruppo di taxisti si agitava dietro la barriera compatta degli assistenti turistici, che armati di cartelli e bandierine, strillavano allegri buongiorno e benvenuti nonostante fossero le due di notte.
Tutto quello che desideravo era un letto su cui sdraiarmi. Ore di ritardo a Milano, scalo a Francoforte e poi a Santo Domingo. La Costa Rica mi pareva un miraggio oramai. Avevo adocchiato un taxista ma la signorina, intuendo tempestivamente le mie velleità di fuga, mi aveva richiamata all’ordine con una fermezza gentile e una certa ostentata superiorità, che nessuno avrebbe osato contrastare, soprattutto alle due di notte.Obbedire sorridendo. Mi sarei lasciata trasportare dal tepore dell’aria. Mi sarei uniformata al gruppo. avevo sognato una vacanza in cui non fare e non pensare. Eccomi lì. Tutto organizzato. Un guasto al motore del pulmino che avrebbe dovuto accompagnarci all’albergo. Pazienza, il clima è delizioso, tutti gli assistenti si occuperanno di noi.
Tre ore più tardi, ormai esausti, saliamo sul furgoncino, avviandoci lungo una strada curva e infinita, circondata da foglie e fiori tropicali, scimmie e giaguari nella mia immaginazione e da un buio assoluto nella realtà. Guanacaste si materializza solo nei primi bagliori dell’alba.
L’ingresso hollywoodiano del mega albergo sulla spiaggia sembrava la versione disneyana della Reggia di Caserta. La signorina distribuisce chiavi e sorrisi, però alle sette del mattino il sole era già abbastanza alto perché avesse ancora senso andare a dormire, ma gli ordini erano stati perentori e pareva che fino alle undici e trenta fosse preferibile tenersi alla larga dalle aree comuni, “almeno fino a dopo in briefing, così vi spiegheremo tutto per bene”. Avevano già iniziato a trattarci come dementi, ma non potevo ribattere. Sei qui per rilassati, accetterò il mio destino di turista inebetito.
Tra le cose che detesto credo ci sia al primo posto l’essere svegliata dal suono del telefono, in particolare se ho alle spalle venti ore di volo, otto di fuso orario, tre ore di ritardo alla partenza e tre di pulmino rotto. Soprattutto se il motivo della telefonata non è una catastrofe nucleare ma l’essere in ritardo per il briefing. Avrei perso il briefing. Sconsolata, mi ero avviata alla ricerca di un caffè. Mentre il mio cervello tentava di accettare il fatto di essersi risvegliato a Disneyland, io vagavo per il ristorante semi deserto alla ricerca di quella che la signorina all’ingresso mi aveva indicato come area caffé . Area Spaghetti con padelloni ricolmi di pasta tricolore, Area Pizza con pizze all’ananas e mango, Area Dessert con oggetti colorati di dubbia commestibilità, Area Frutta con più frutta che al mercato della frutta di Barcellona. Mi stavo guardando intorno con la sensazione che uno strato di polvere si fosse posato ovunque come una nevicata leggera. Stavo sospesa a mezz’aria, galleggiando nel vuoto. Non potevo essere lì. Oppure non potevo essere io.
Niente caffè, comunque. Nel frattempo gli animatori stavano sospingendo una torma di turisti ai rispettivi tavoli, accerchiandoli dolcemente come fanno i Border Collie con le oche, l’ho visto in un documentario.
Mi sono ritrovata seduta sulla terrazza con vista su una piscina in stile Las Vegas, a sorseggiare un disgustoso aperitivo blu che mi stava già provocando un orrendo mal di testa. Intorno un divertimento artefatto ma generale.Un miscuglio di demenza e allegria. Rimpiangevo il Caribe che avevo lasciato a malincuore. Non era passato neanche un anno. Ma i silenzi, i colori, la guesthouse nella giungla: tutto era ancora vivido nella memoria. Questa voglia di comodità che mi aveva invece portata qui…
Animatori ovunque incombevano sulla mia tranquillità. I miei rifiuti a partecipare alle attività perdevano rapidamente in cortesia e si stavano trasformando in disarticolati grugniti. Intorno aleggiavano improbabili odori di creme al cocco e al mandarino ma l’aria si stava saturando dell’odore di un pesce che doveva aver già partecipato a numerosi pasti senza mai averne preso parte. Uno sguardo e un sospiro al buffet degli spaghetti scotti e il mio malumore misto tristezza si andava sciogliendo in una rabbia muta e disperata e iniziavo a guardarmi intorno con vero disgusto e pensare cose veramente disgustose dei miei allegri compagni di viaggio.
Quindici minuti più tardi ero seduta su un taxi con in grembo il mio bagaglio. “Mi porti nel Caribe, per favore”. “Ma? Ma… siamo a Playa Flamingo, ci saranno più di otto ore di viaggio!”.”Perfetto. Arriviamo giusto per cena. Voglio andare in un posto vero, con mangiare vero nei piatti e persone vere sedute ai tavoli”.
Caribe, mon amour !
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Le seguenti informazioni relative ai requisiti sanitari per l’importazione di cani e gatti sono state fornite ufficialmente dalla Ambasciata di Costa Rica a Roma.
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