Il nostro primo viaggio
Firenze, 17 Nov. 2009 – Siamo partiti da Firenze con un volo piuttosto lungo e faticoso con scali a Parigi e Atlanta arrivando a San Josè dopo quasi ventiquattro ore. I primi tre giorni abbiamo soggiornato nella capitale, una città che ha del tutto dimenticato l’antica austera bellezza del periodo coloniale e che vive nel caos e nel traffico rumoroso tipico di quasi tutte le capitali del centro-sud America. Molto piacevole e ben ubicato il B&B Casa Lima che consigliamo vivamente anche per il fatto che è decentrato ma non lontano in un quartiere molto sicuro. In città segnaliamo solo il mercato dove trovate affastellate in una incredibile confusione merci di ogni genere, il bellissimo teatro ottocentesco con sontuoso bar interno, e il Museo Nazionale che offre una semplice ma chiarissima panoramica sulla storia e della geografia del paese. A San Josè abbiamo noleggiato un auto ( deve essere un 4×4 di buon livello !) e le prime escursioni nella Meseta Central ci hanno dato subito respiro. Se volete davvero sapere tutto sul caffè, dalla storia alla produzione, affidatevi al tour del Caffè Britt che è possibile unire ad una visita presso la Finca Mariposa dove siete accolti nel mondo delle farfalle con ottime guide e grande competenza. Molto bello il circuito del lago e della valle di Orosì passando da Cartago e Valparaiso . Da segnalare il ristorante La Casona dove potete gustare una tsraordinaria cucicna costaricense in uno scenario da fiaba con vista sul lago.
Da San Josè ci siamo spostati verso l’area del lago e vulcano Arenal alloggiando nel Rancho Margot, vicino al villaggio di El Castillo. Juan, il proprietario, un cileno con le idee molto chiare in materia di turismo ecosostenibile , vi guiderà alla scoperta di quanto ha realizzato nel totale rispetto della natura e delle risorse rinnovabili che il Costa Rica mette generosamente a disposizione. La conoscenza di questa realtà ecologica merita da sola il viaggio in Costa Rica. Ma fermatevi almeno tre giorni e non dimenticate di fare l’esperienza di qualche lezione di Yoga sulla piattaforma in legno costruita a tale scopo sul fiume a contatto con gli odori e i suoni della foresta tropicale. Il vicino villaggio La Fortuna offre numerose attrazioni piacevoli tra cui, da non perdere, le omonime cascate di acque termali.
Dall ‘ Arenal ci siamo spostati nel compendio di Sant’Elena – Monteverde attraverso un bellissiomo percorso sulle rive del lago Arenal dove è molto probabile incontrare animali selvatici di ogni genere.
A Monteverde, la cui origine quacchera ci è parsa irriconoscibile, abbiamo visitato lo straordinario compendio della Riserva Biologica, un percorso guidato di circa tre ore in una delle ultime foreste nebulari primarie del pianeta. In quell’occasione abbiamo avuto la fortuna di avvistare il Quetzal, uccello sacro dei Maya il cui brillante piumaggio multicolore risplendeva magnifico sotto i raggi di una rara giornata di sole. Il soggiorno presso l’ Hotel Sapo Dorado è stato molto piacevole. Interessante l’annesso ristorante.
Lasciato Monteverde e ripassando da Tilaran, ci siamo diretti oltre il ponte dell’ Amistad, verso la dolcissima penisola del Guanacaste . Siamo stati per tre giorni a Nosara nel piccolo Hotel Casa Romantica sulla spiaggia di Punta Guiones, ambìta meta dei surfisti di tutto il mondo, a godere di silenzio e tramonti indimenticabli. L’Hotel è gestito da Silvia una italiana molto capace nel proprio lavoro. Negli altri due giorni in Guanacaste li abbiamo trascorsi nel non lontano villaggio di Samara alloggiando nel piccolissimo e delizioso B&B Casa Buenavista, anch’esso gestito meravigliosamente da Italiani : Cinzia e Fiorenzo, ormai nostri amici. A poche centinaia di metri dal B&B abbiamo fatto splendidi bagni nella luminosa Playa Carrillo che è animata da grandi granchi rossi e protetta da numerose fila di palme che lambiscono il lungo arco sabbioso spazzato via di continuo dalle onde impetuose dell’ oceano. Il centro abitato di Samara, benchè certamente assediato dal turismo, conserva ancora un certo fascino di villaggio marino e potete mangiare ovunque ottimo pesce d’ oceano ben cucinato.
Il quindicesimo giorno, attraversando per intero il Costa Rica, ci siamo spostati sulla costa dell’Atlantico con prima tappa a Cahuita dove abbiamo alloggiato presso l’ Hotel de Las Flores, anch’esso gestito da Italiani. Cahuita vive in un’atmosfera magica di luce e suoni che richiamano la sua bellissima matrice caraibica. Tutto è disordine e spontaneità nonostante l’evidente contaminazione dei molti stranieri che vi si sono stabiliti con i loro ristoranti ed alberghi di ogni genere. Il parco Nazionale di Cahuita, lungo la costa, è l’occasione per vivere l’esperienza della giungla più fitta che si getta generosa sull’oceano. Spostandosi verso sud vale la pena di visitare anche Puerto Viejo, che tuttavia appare molto più aggredito dal turismo di massa, e il delizioso villaggetto di Manzanillo, oltre il quale non esiste più alcuna strada. La visita del villaggio di Bribri, verso l’interno, in direzione del confine con Panama, ci ha regalato l’emozione di vedere un oceano di alberi di banane e un paesaggio incontaminato di rara bellezza.
Lasciata Cahuita ci siamo spostati verso nord lungo la costa in direzione di Limon per visitare Tortuguero. Lasciata l’ automobile al porto ( sicuro ) di Moin, abbiamo prenotato un posto in lancia per la visita del Canale; è davvero emozionante perchè il paesaggio fluviale muta di continuo e le guide sono in grado di percepire da lontano un suono, un movimento sulla riva e portarvi a vedere da vicino un caimano, un gruppo di garzette, una testuggine, un basilisco o qualche gruppo di scimmie “cara blanca” o ” aragna” che sembrano divertirsi ad intrattenere i turisti con le loro esibizioni dai rami dei maestosi mandorli locali. Abbiamo soggiornato nel bellissimo B&B Casa Marbella , gestito dal bravo Daryl, che ha un piccolo pontile sul canale dal quale il proprietario può accompagnarvi in lancia o canoa nei recessi più intimi del canale e delle sue infinite derivazioni. Se possibile, anzichè la lancia, sceglieta la canoa perchè il rumore dei motori è davvero incompatibile con la pace di quel luogo benchè non sembra ormai infastidire la maggior parte degli animali.
La gente di Tortuguero con cui abbiamo parlato ha un solo desiderio che li accomuna: continuare a vivere e poi morire a Tortuguero. Quando siamo andati via abbiamo nettamente sentito le ragioni di questo forte attaccamento.
Siamo rientrati in Italia a metà Dicembre, torneremo il prossimo anno, forse anche pr restarci …
Guarda il breve video che abbiamo pubblicato su YouTube !
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