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I cercatori d’oro in Costa Rica

Inserito da on 24/10/2017 – 17:54
crucitas

Un recente articolo del quotidiano La Nacion spiega egregiamente cosa stia avvenendo nella zona della miniera d’oro di Crucitas, vicino a San Carlos, dove da diversi anni è in atto una contesa tra il governo di Costa Rica e l’azienda che ne aveva avuto la concessione, poi revocata in seguito alle proteste dei cittadini e delle associazioni ambientaliste.

La zona della miniera è situata a poco più di cento chilometri dalla crucitas 5capitale, e, negli ultimi mesi, sebbene in teoria abbandonata e con accesso interdetto, è stata presa d’assalto dai cercatori d’oro. La notizia potrebbe far sorridere e ci si aspetterebbe anche una discreta tolleranza, dato che la febbre dell’oro è un fenomeno antico e tutto sommato persone che setacciano il fango sperando di dare una svolta alla propria vita sembrerebbero non dare fastidio a nessuno.

Purtroppo la realtà è un poco più complessa e a preoccupare il governo non è la corsa all’oro ma il grave commercio e contrabbando di mercurio che si sta verificando nella zona, metallo utile ad estrarre l’oro ma pericoloso e tossico per l’uomo e l’ambiente.Due cercatori sono stati fermati la settimana scorsa con più di mezzo chilo di mercurio a Crucitas de Cutris, un piccolo pueblo vicino a San Carlo, dove molte persone estraggono oro in maniera illegale. Era già accaduto che resti di mercurio venissero rinvenuti nelle finche, grandi appezzamenti di terra coltivati a frutta e verdura o dedicati al pascolo, e che i proprietari si lamentassero con le forze dell’ordine del grave e continuo passaggio di persone “sospette” nelle loro proprietà, essendo a conoscenza dei gravi danni ambientali che il metallo può causare. Per le stesse forze dell’ordine non è semplice controllare il territorio, vasto, boschivo e privo di sentieri. L’ultimo arresto di contrabbandieri di mercurio è avvenuto dopo un inseguimento a piedi di tre ore…

4/9/2017. Crucitas San Carlos. Una invasión se produce en el cerro Botija ubicada en la finca Vivoyet, antes propiedad de Industrias Infinito. Cientos de coligalleros se agrupan en la orillas de la finca realizando campamentos, estos hacen grupos para trabajar en equipo y hacer mas eficiente la labor de sacar el material de la mina. Los coligalleros reclaman el abuso por parte de la fuerza pública, al mismo tiempo que se sienten con derechos de explotar los recursos minerales de la zona. En la foto Nicolas Álvarez. Foto Adrián Soto.I cercatori d’oro hanno aperto 25 punti di estrazione nel terreno dove era collocato il progetto della miniera Crucitas e, spiegano dal Ministero dell’Ambiente e Energia, il numero di persone che lasciano il lavoro per dedicarsi all’estrazione dell’oro e al contrabbando e al trasporto di mercurio è in aumento ma, soprattutto, è preoccupante l’assoluta mancanza di conoscenza di queste persone sulla tossicità del mercurio. Il metallo entra in Costa Rica illegalmente dal Nicaragua e proviene da una miniera messicana chiusa. Il mercurio viene utilizzato per l’estrazione dell’oro perché, riscaldato, lo attrae e lo trasforma in una sfera solida. Nel 2010 il Governo informò le compagnie minerarie che il mercurio sarebbe stato messo al bando nel paese perché sostanza pericolosa per l’ambiente, preoccupato che venissero contaminate le falde acquifere. Venne dato un periodo di otto anni di transizione, durante i quali veniva concesso ai lavoratori organizzati in piccole associazioni, specie di associazioni minerarie ridotte e considerate “per sussistenza familiare”, di continuare a farne moderatamente uso.Nel 2013 tuttavia, Costa Rica ha firmato il trattato internazionale a Kumamoto, in Giappone, nel quale si include la proibizione graduale dell’uso del mercurio in molti processi industriali, nelle miniere artigianali e negli oggetti di uso comune come pile, batterie e termometri. Oggi la strada sterrata che porta alla miniera di Crucitas è piena di macchine parcheggiate da uomini che si allontanano sul sentiero con stivali, pale, picchi, secchi, borse di cibo e vestiti di ricambio per accamparsi. Pare che l’estrazione illegale di oro renda, molto più di un lavoro da operaio o da campesino, e che valga la pena percorre centinaia di chilometri in auto e affrontare la foresta, trascorrere giorni e notti all’aperto e nel fango per il prezioso metallo, che viene pagato nella capitale 17000 colones al grammo, quasi trenta dollari.

crucitas 3Questo luccichio purtroppo ha colpito anche molti studenti, che come testimoniano i professori di alcune scuole dei dintorni, hanno lasciato i banchi per seguire il sogno di ricchezza. Molte attività e il centro commerciale della zona, che dava sostentamento a molte famiglie, sono state chiuse o hanno ridotto il personale in seguito alla chiusura della miniera, nel 2010, quando una sentenza del tribunale ne revocò la concessione. In quest’ultimo anno la corsa all’oro ha provocato una sorta di rinascita economica della zona, e come nel vecchio west, si sono visti rifiorire pueblos fantasma e riempirsi di nuove attività, piccoli negozi, bar e vendite improvvisate di tutto ciò che potrebbe servire alle decine di cercatori che occupano in maniera oramai stabile gli accampamenti di tende e di lamine di zinco che si incontrano lungo la strada che conduce alla vecchia miniera.

Lampade a petrolio e candele, materassi e tavolini di plastica arredano questi provvisori accampamenti abitati a volte da intere famiglie. Chi si occupa di raccogliere legna per il fuoco, chi si approvvigiona di acqua alle numerosi sorgenti, chi cucina aspettando il ritorno degli uomini. Vivere sulla montagna, accampati, è per i cercatori d’oro e le loro famiglie solo un passaggio, una fase prima della svolta. Quindi non si curano delle scomodità, del freddo alla mattina, del caldo del giorno, delle zanzare, degli insetti e dell’umido, perché prima o poi arriverà la Buena Suerte e le loro vite cambieranno, i loro sforzi non saranno vani. A Coopevegas di Curtis, un paesino della zona, le donne dicono che pare che la terra si sia inghiottita gli uomini.

4/9/2017. Crucitas San Carlos. Una invasión se produce en el cerro Botija ubicada en la finca Vivoyet, antes propiedad de Industrias Infinito. Cientos de coligalleros se agrupan en la orillas de la finca realizando campamentos, estos hacen grupos para trabajar en equipo y hacer mas eficiente la labor de sacar el material de la mina. Los coligalleros reclaman el abuso por parte de la fuerza pública, al mismo tiempo que se sienten con derechos de explotar los recursos minerales de la zona. Foto Adrián Soto.Molti di loro tornano a casa solo sporadicamente a visitare la famiglia, altri si sono accampati alla miniera in maniera quasi stabile. Alcuni di loro si sono trasformati in cercatori d’oro per necessità, perché il lavoro scarseggia e le uniche opportunità sono date dell’agricoltura o dal taglio del legname, due lavori faticosi e poco redditizi, poco ambiti soprattutto dai giovani.Gli abitanti si sentono ovviamente abbandonati da tutti, dalla miniera, che aveva promesso lavoro per tutti e che è stata chiusa, dal governo, che pare non abbia abbastanza risorse per occuparsi della zona e persino dagli ambientalisti, che si erano tanto battuti per la causa della salute ambientale della zona, e che ora sono scomparsi, nonostante il problema del mercurio dovrebbe risvegliare il loro interesse. Quest’anno sono stati fermati dalla Polizia di Frontiera due contrabbandieri che portavano quasi due chili di mercurio, provenienti dal Nicaragua e diretti alla miniera.

Il mercurio, a temperatura ambiente, si mantiene allo stato liquido, ed ha grande viscosità, il che ovviamente ne facilità il trasporto: i contrabbandieri fermati di solito lo avevano conservato in bottiglie di vetro delle bibite, in contenitori di crema per le mani e contenitori degli omogeneizzati dei bambini. La vera incognita di questo metallo è la sua possibile diffusione nelle falde acquifere. La zona è caratterizzata da boschi rigogliosi di foresta primaria, ricchi di acqua e sorgenti, una delle quali del grande Rio San Juan. Il Ministero della Salute effettua da anni controlli sulle persone impiegate nell’estrazione legale di metalli pesanti e ha pubblicato recentemente i dati relativi agli effetti tossici da esposizione ai vapori di mercurio, riscontrati sull’11% degli operai.

Le inalazioni pregiudicano il sistema respiratorio e nervoso, compromette il funzionamento del sistema immunitario, digestivo e danneggia fegato, reni e polmoni. Le persone che lavorano all’estrazione dell’oro, secondo il Ministero dell’Ambiente, sono passate dalle 700 del 2012 a più di un migliaio nel 2016, e la cifra va aumentando, assieme al numero di casa di persone contaminate. Il cercatore infatti entra in stretto contatto con il metallo durante tutte le fasi del lavoro: in un recipiente mescola il mercurio con il fango del rio, e lo fa passare in una specie di setaccio che si usa per separare la terra dal minerale. Il mercurio attrae l’oro produce una reazione chimica durante la quale avviene una sorta di amalgama tra i due metalli. Una volta separata questa amalgama dalla terra il cercatore la infila in un tubo di metallo e lo tappa, per poi scaldarlo ad alta temperatura, perché il mercurio si trasformi allo stato gassoso. Aprendo il coperchio liberano il gas: quello che resta all’interno è un grumo di oro puro.

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