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La Costa Rica affronta la sfida dei cambiamenti climatici

Inserito da on 22/11/2011 – 22:35

La comunità scientifica non ha più dubbi sulla correlazione esistente tra il riscaldamento globale e le concentrazioni di gas serra, che nel pianeta sono aumentate di oltre il 30% dalla Rivoluzione Industriale ad oggi.

Il 4° Rapporto del Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), alla cui stesura hanno partecipato esperti provenienti da tutto il mondo, ha ampiamente dimostrato che il fenomeno globale è fortemente legato alle attività dell’uomo. Tra le cause principali vi sono infatti la combustione dei combustibili fossili e il cambio d’uso del territorio. La sola attività di deforestazione, è responsabile per il il 20% delle emissioni.

Appare evidente dunque che, se non mettiamo in atto azioni per limitare le emissioni di gas serra e per ridurre le loro concentrazioni atmosferiche, le conseguenze potrebbero essere molti gravi in termini di danni materiali, sociali ed economici. Le politiche di mitigazione non sono tuttavia sufficienti. Se anche oggi potessimo ridurre drasticamente le emissioni, il pianeta sarebbe comunque sottoposto ad un surriscaldamento a causa delle forti concentrazioni già immesse nell’atmosfera. Occorre pertanto mettere in atto politiche di adattamento, che permettano di fronteggiare l’inevitabile.

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La Costa Rica, come è noto, ha investito e continua ad investire nella tutela delle risorse naturali. Basti pensare che il 26% del suo territorio è protetto dal governo attraverso l’istituzione  di numerose aree protette e che oltre il 95% della produzione elettrica nazionale proviene da fonti rinnovabili.

Nel 2008 il governo ha dichiarato il proprio obiettivo di diventare il primo paese “neutro” nelle emissioni di CO2 entro il 2021 (raggiungere la “neutralità” delle emissioni di anidride carbonica significa bilanciare le emissioni di gas serra che si producono bruciando i combustibili fossili, con qualcosa che sia in grado di catturarli, i cosiddetti carbon sink, come ad esempio le foreste). Tra alcuni paesi ha così avuto inizio una gara contro l’effetto serra che Roberto Dobles, ministro dell’Ambiente e dell’Energia della Costa Rica, chiama “Carbon-neutral World Cup” e che vede tra gli altri partecipanti le Maldive, la Norvegia, la Nuova Zelanda e l’Islanda.

La Costa Rica rappresenta un’area altamente vulnerabile ai cambiamenti climatici. Numerose aree abitate, già esposte ad eventi estremi, saranno colpite da disastri naturali che si presenteranno in futuro con maggiore frequenza e intensità. Il recente rapporto Vulnerability, Risk Reduction, and Adaptation to Climate Change prodotto attraverso una partnership tra il Global Facility for Disaster Reduction and Recovery (GFDRR)  e la Banca Mondiale, analizza le vulnerabilità del paese e le priorità delle politiche di adattamento.

Utilizzando le informazioni sui trend climatici rilevate dal 1961 al 2003 (aumento delle temperature tra i 0.2 e 0.3 C° ogni 10 anni) sono state elaborate delle proiezioni fino al 2100: le temperature potrebbero conoscere un aumento compreso tra 1 o 2 gradi entro il 2050 e tra 2 e 4 gradi entro il 2100. Entro il 2100 si potrebbe verificare un incremento del livello del mare di 1 metro. Si prevede che il numero dei giorni secchi aumenti insieme con la frequenza di più intense precipitazioni ed eventi estremi come tempeste e alluvioni. Particolarmente vulnerabile è la costa caraibica, soggetta alle mareggiate cicloniche. Il report identifica 4 settori chiave per la politica di adattamento: l’agricoltura, le aree costiere, le risorse idriche, foreste ed ecosistemi. Con un previsto innalzamento del livello del mare di 1 metro, tutti i 1.300 km di linea costiera potrebbero spostarsi e ampliare le aree soggette al flusso delle maree. Nella penisola di Puntarenas con un aumento di 30 cm del livello del mare, il 60% della attuale area abitata potrebbe essere sommersa dall’acqua, mentre un aumento di 1 metro ne colpirebbe il 90%. Anche se ora la fornitura di acqua non rappresenta un problema, alcune popolazioni sono maggiormente vulnerabili ai cambiamenti futuri (come la Valle Centrale, in cui la scarsità di acqua potabile potrebbe verificarsi entro il 2022 come conseguenza di una combinazione degli effetti del cambiamento climatico e l’incremento della popolazione, potrebbe creare problemi alla fornitura di acqua potabile). Sia la riduzione delle precipitazioni che l’aumento della variabilità delle precipitazioni rappresentano, infine, forti minacce per regioni uniche per la loro biodiversità.

Nonostante la Costa Rica costituisca solo lo 0.034% della superficie della Terra (circa un sesto dell’Italia), i suoi habitat ospitano circa il 5% della biodiversità del pianeta. Mentre lo scioglimento dei ghiacciai è ormai diventato il simbolo del fenomeno dei cambiamenti climatici, uno studio del 2008 della University of Massachusetts Amherst Climate System Research Center indica che le foreste negli altopiani potrebbero essere fortemente colpite dai futuri cambiamenti del clima, riducendo il numero di specie in una regione famosa per la sua biodiversità. Sotto la guida del  prof. Ambarish Karmalkar, un gruppo di esperti a realizzato un modello climatico regionale per vedere cosa succederebbe se la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera raddoppiasse. I risultati di uno scenario medio-alto (chiamato scenario A2 nei rapporti del IPCC) sono sconvolgenti. Se si verificasse infatti un aumento della temperatura di più di 3 gradi Kelvin e gli altopiani del versante Pacifico e le pianure caraibiche  conoscerebbero una riduzione delle precipitazioni di oltre il 30%.

Cambiamenti biologici come conseguenza dei cambiamenti climatici si stanno già verificando nella Riserva Biologica Bosco nebbioso Monteverde, una riserva biologica che attrae ogni anno un numero riporta che il clima in quest’area sta già da tempo diventando più secco in seguito alla riduzione delle precipitazioni e al declino dell’umidità. Le nubi, che permettono la sopravvivenza di numerose specie di animali e piante durante la stagione secca (da dicembre ad aprile), si stanno formando più ad alta quota, inaridendo alcuni degli habitat e provocando mutamenti di flora e fauna. Il rospo dorato (un minuscolo anfibio che sino a poco tempo fa era diffuso in una ristretta area di circa 10 km2) dichiarato estinto dal IUCN, (International Union for Conservation of Nature) nel 2004, è diventato il simbolo della minaccia che i cambiamenti climatici rappresentano per la fragile biodiversità della Costa Rica. Karmalkar fa notare che man mano che le temperature aumentano, diverse specie migreranno dove le condizioni sono più adatte (verso altitudini più elevate, dove le temperature sono più basse) entrando in conflitto con diversi ecosistemi. I cambiamenti climatici costringono diverse specie a spostarsi, ma spesso non c’è posto per loro. Il risultato è una perdita di numerose specie che non riescono a sopravvivere alle nuove condizioni. E proprio “dopo l’estinzione del rospo dorato avvenuta tra il 1987 e il 1989, in corrispondenza con un evento di riscaldamento dell’oceano pacifico, che gli scienziati iniziarono a collegare il cambiamento climatico alla perdita di biodiversità in Costa Rica” dice Karmalkar. “Da allora l’Istituto Monteverde” ha documentato i cambiamenti biologici che potrebbero essere collegati al cambiamento climatico”. La foresta di Monteverde, è stata anche oggetto di studio di un gruppo di 20 ricercatori della University of Arizona, che dal 1976 al 1996 ha studiato l’andamento delle piante in seguito alle siccità che hanno interessato l’area. Tale studio, pubblicato dal Journal Global Change Biology rivela che i cambiamenti climatici potrebbero alterare  il profilo le foreste tropicali, favorendo le piante caducifoglie, con possibili conseguenze non solo per la biodiversità, ma anche per lo stoccaggio del carbonio.

La Costa Rica ha deciso di agire ora e unilateralmente. Il primo passo è stato l’inclusione del cambiamento climatico tra le priorità nel proprio Piano Nazionale di Sviluppo (PND). La Strategia Nazionale per i Cambiamenti Climatici, integrata nello Strategia dello Sviluppo Sostenibile, sviluppa due agende complementari: l’Agenda Nazionale e l’Agenda Internazionale, da applicare congiuntamente.

L’Agenda Nazionale comprende 6 componenti. Il primo importante obiettivo della mitigazione è quello di riuscire, come detto, a diventare un’economia neutrale dal punto di vista climatico entro il 2021, migliorando anche la competitività e la sostenibilità dell’economia. Il secondo obiettivo dell’adattamento consiste nel ridurre la vulnerabilità settoriale e geografica. Ai due principali obiettivi se ne aggiungono 4 trasversali: lo sviluppo di un sistema informativo preciso e affidabile, lo sviluppo di capacity building e trasferimento di tecnologia, investimenti in educazione, cultura e sensibilizzazione pubblica e finanziamenti. La strategia di mitigazione include 3 componenti: la riduzione delle emissioni di gas serra in relazione ai vari settori dell’economia (energia, trasporti, turismo, agricoltura, industrie, rifiuti solidi, turismo, risorse idriche, land use change), il miglioramento dei cosiddetti carbon sinks attraverso la riforestazione, la deforestazione evitata, la rigenerazione naturale delle foreste e i sistemi agro-forestali e infine lo sviluppo di carbon markets a livello locale e internazionale (Pagamento per i servizi ambientali (PES), Voluntary Markets (VERs), Official Markets (CDM, CERs) e C-Neutral Brand). I settori ad alta vulnerabilità identificati sono le risorse idriche, l’agricoltura, la pesca, la salute, le infrastrutture, le aree costiere e la biodiversità. Anche la strategia dell’Agenda Internazionale ruota intorno a 6 componenti. Le due principali sono: esercitare influenza internazionale e attrarre risorse finanziarie estere. Gli altri 4 elementi complementari sono: acquisire un ruolo di leadership per innescare azioni collettive, acquisire legittimazione allo scopo di generare credibilità e fiducia, presenza nei fori multilaterali e bilaterali e capacity building internazionale.

I due maggiori problemi del nostro tempo (lotta alla povertà nei PVS e quella ai cambiamenti climatici) sono inestricabilmente legati. La Costa Rica ha capito che una strategia per combattere la povertà non può essere costruita senza una chiara strategia sui cambiamenti climatici, dato che i più poveri sono proprio quelli che soffriranno maggiormente gli impatti del riscaldamento globale. Grazie ai suoi sforzi nella lotta contro i cambiamenti climatici, questa piccola nazione, che Al Gore ha chiamato “eroe tra le Nazioni”, sta dimostrando al resto della comunità internazionale che un mondo diverso è possibile. Ovviamente, un piccolo paese come la Costa Rica, non può cambiare le sorti del nostro pianeta. Siamo di fronte ad una minaccia globale che pertanto, può essere affrontata efficacemente solo con un’azione concertata di tutti i paesi del mondo.

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