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Le sfere in pietra della Costa Rica: enigma dell’archeologia precolombiana

Inserito da on 25/10/2010 – 17:21

Rimosse in gran parte dalla loro posizione originale e utilizzate da tempo per ornare piazze e giardini  soprattutto a San Josè, queste sfere in pietra, spesso gigantesche che i costariccensi chiamano Bolas, sono per gli archeologici un vero rompicapo . La maggior parte di questi manufatti, il loro numero potrebbe essere di alcune migliaia, è stato rinvenuto semisepolto nel terreno nell’impenetrabile foresta pluviale nel sud del paese. Alcune si trovano sulle rive di fiumi soprattutto nella zona di Palmar Sur, lungo il rio Esquina e Terraba e addirittura nelle isole Camaronal e Cano oltre che nella regione di Piedras Blancas.  Le prime casuali scoperte di queste strane sfere di granito risalgono negli anni ’30 in questa area del paese nel periodo in cui si iniziò il disboscamento della foresta per far spazio alle piantagioni di banani. Ogni sfera ha una dimensione che varia dalla grandezza di un pallone da calcio fino ad arrivare ai due metri di diametro, e di un peso che varia dai pochi kg alle 24 tonnellate.  Quello che appare certo è che per realizzarle non furono usati i soliti scalpellini di ferro (peraltro sconosciuti ai popoli mesoamericani) .

Sulla funzione delle sfere, il loro significato, l’età, i mezzi con cui furono scolpite  e trasportate e soprattutto chi le scolpì, non esiste ancora una spiegazione certa anche se gli archeologi ipotizzano una civiltà sconosciuta antecedente ai popoli precolombiani  risalente  a circa duemila anni fa. Non è nemmeno chiaro il perché coloro che le scolpirono avessero scelto una zona così inospitale in cui posizionare le sfere ed è dunque assai probabile che a quel tempo il paesaggio fosse ben diverso da quello attuale .

Gli unici studiosi che scoprirono qualcosa di interessante furono l’ archeologo estone Ivar Zapp , che visse a lungo in Costarica e, prima di lui Samuel Lothrop . Entrambi studiarono  le enigmatiche sfere osservando le poche Bolas rimaste nei luoghi d’origine ed ebbero un intuizione: utilizzando il metodo dell’archeoastronomia e studiando le carte geografiche del paese scoprirono che proprio nelle zone meridionali da cui provenivano le sfere, c’era un paese chiamato Bolas e una collina con lo stesso nome. Unendo con una linea le due zone sulla mappa mediante un righello e poi prolungandola,  notarono che questa proseguiva verso il mare e arrivava in un paesino di nome Uvita, situato sulla costa dell’Oceano mentre  sull’estremità opposta, si congiungeva all’isoletta omonima di Uvita al largo di Limòn che guarda caso era stata già visitata da Cristoforo Colombo durante le sue prime esplorazioni. Lothrop sull’argomento scrisse il libro, “Archaeology of the Diquis Delta, Costa Rica“, e suppose che tali artefatti indicassero le direzioni o rotte usate probabilmente da navigatori. Nel misurarne il volume gli studiosi scoprirono infatti che queste sfere erano levigate in modo così perfetto da risultare brillanti e visibili in lontananza e che dovevano quindi verosimilmente rappresentare delle rotte da seguire  .

Si tratta ovviamente solo di ipotesi e, in assenza di ipotesi più verosimili, gli stessi archeologi questa volta ammettono di trovarsi di fronte ad un vero enigma.

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