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Artisti di Costa Rica: la dualità umana nella scultura di Edgar Zúñiga

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Al centro di due colonne alte ed oscure, due figure umane si uniscono in una sorta di abbraccio.  Mani e piedi sovradimensionati all’estremo enfatizzano il loro legame con il fare e con l’essere parte della terra. Così erano i piedi sproporzionati delle rappresentazioni sacre di Gesù, e così ne definivano la sua “materialità”, il suo essere anche terreno. Sono in armonia e allo stesso tempo in disaccordo con la realtà: escono, grezzi e in qualche modo indefiniti, da una materia di cui sono parte e dalla quale al medesimo tempo rifuggono. “Le mie opere riflettono la situazione attuale dell’essere umano – osserva Zúñiga – e quel che tento di esplorare e’ un concetto universale, pertinente all’umanità in generale: la lotta costante per ottenere un’esistenza degna, per raggiungere una distribuzione equa delle ricchezze, per l’emancipazione, per terminare con le divisioni tra gli uomini e metter fine alla miseria“.

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La mostraIntrospezione nella nostra realtà” presenta 14 sculture in cui la figura umana emerge come elemento centrale, carica di energia, movimento, nervature e imperfezioni, descritta in perenne amore e odio con la materia che la opprime e la crea al tempo stesso. L’interesse per la condizione umana deriva, dice lo scultore, da un’infanzia vissuta vicino alla povertà, in un quartiere molto semplice, dove le condizioni di vita erano difficili. La madre di Zúñiga aveva un negozio di immagini religiose e il padre, Manuel Maria Zúñiga, e’ stato uno dei maestri della scultura sacra Costarricense. Zúñiga seguiva le orme del padre, dedicandosi alla scultura già a sedici anni. Negli anni Settanta, iscritto all’Università, prese parte ai movimenti sociali di protesta,  lottando per un mondo che avesse più giustizia e uguaglianza.

All’epoca mi dedicavo alle sculture per le chiese, continua Zuniga ridendo ironico. Ma le pare? ero immerso nelle lotte sociali e il mio lavoro stava nel Tempio. Tuttavia un percorso artistico proprio stava prendevo forma e le sculture religiose vennero abbandonate, mentre gli ideali sociali, un poco trasformati, rimasero come obiettivo e filo conduttore delle opere a partire già dagli anni Ottanta”.

la foto 1Oggi, esponendo una quindicina di opere recenti, realizzate in questi ultimi anni, Zúñiga dichiara l’amore una figura umana dinamica, immobilizzata in un contesto sociale immobile, che tende ad intrappolarla. Il materiale, resine e legno, permettono allo scultore grande libertà nel dare forme potenti e decise, nel disegnare tessiture forti e gesti drammatici. In contrapposizione assoluta, le colonne, che in gran parte assorbono, circondano e delimitano i corpi son al contrario in ferro o acciaio, statiche, immobili e pesanti.

Solamente una delle opere esposte in questi giorni alla Galleria Plaza Tiempo, a San Jose, rompe la dualità acciaio-resina: si tratta di una splendida colonna, di grandi dimensioni, dove da un tronco di resina sorgono una dozzina di figure umane, sempre in resina, in diverse posizioni, tutte legate in qualche modo alla struttura centrale, dalla quale emergono, si muovono, sono create, abbracciano e rifuggono in un unica spirale, allegoria senza tempo della visione del mondo.

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