Il mito del baretto in spiaggia ed altre storie di ordinaria follia.

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I miei connazionali riescono ancora a stupirmi. Il blog, data la mole crescente di contatti, è diventato un osservatorio interessante dei loro vizi e virtù ed anche delle italiche opinioni, aspettative e illusioni che leggo quasi ogni giorno nei messaggi di quelli, a parole davvero tanti, che vorrebbero cambiare vita. 

Molti di quelli che “vorrebbero” partire ovviamente non partiranno mai nemmeno per dare un’occhiata:  il solo fatto stesso che usino il condizionale implica sempre il conseguente “…ma non posso”. Per molti altri, quelli che invece fanno il grande salto, l’assunto è spesso semplice, banale nella sua ovvietà: la Costa Rica è un “paese del terzo mondo”, è un paese “felice”. Allora si può essere felici nel terzo mondo. Ovviamente spendendo poco… E dunque: vado li con quattro soldi, prendo un baretto in spiaggia e realizzo il “sogno della mia vita”. “Ovviamente senza pagare tasse e lavorando qualche ora al giorno, se proprio ne avrò voglia. Questa si che è vita. In alternativa apro un ristorante, una pizzeria o una gelateria. Noi Italiani in queste cose ci sappiamo fare” e quindi “il successo è assicurato. Non ci ho mai provato ma quello è certamente il posto adatto…”

barettoUn anno dopo, a volte molto prima, il castello di carta viene spazzato via da una realtà che appare tanto amara quanto più il sogno era gonfiato da improbabili certezze. E inevitabilmente sento dire: “vivere in questo paese è troppo caro, anche qui nel terzo mondo (quale?) c’è troppa burocrazia, i costaricensi ti dicono sempre di si con tono affabile e gentilissimo ma si occupano solo degli affari propri e poi di Italiani che, guarda caso, hanno aperto proprio quelle attività ce ne sono davvero troppi e stanno li anche da vent’anni. La Pura Vida? Deve essermi sfuggito qualcosa o, come al solito, sono stato davvero sfortunato “.

In realtà il ragionamento iniziale, almeno nelle premesse, era sbagliato. Ma lungi dal raddrizzare il tiro a quel punto arriva il lamento della vittima che, delusa, cerca un colpevole e torna sui propri passi. E talvolta, se particolarmente ostinata, passa ad altro.

“Devo capire come diavolo fanno gli afro discendenti a vivere in questo posto senza lavorare. Provo ad interrogarli ma non conosco abbastanza bene lo spagnolo ne, meno che mai, il loro “strano” inglese. Mi guardano divertiti  e tirano dritto. Gente incomprensibile”

E così molti restano condannati a parlare solo con gli italiani, soprattutto con quelli che hanno sempre qualche “strepitoso” affare da proporre.

“E l’affare della mia vita, quello che stavo aspettando da tempo è ora a portata di mano. Ed io, si proprio io, sono il fortunato che è capitato qui al momento giusto. Loro ce l’hanno fatta e mi daranno una mano. Perché io non dovrei farcela ? Vado in Italia, vendo tutto quello che possiedo, torno e compro” Che dici ?

Non saprei, sono questioni che devi vedere da te, cerca di essere prudente e non farti prendere dalla fretta.

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“Quel terreno vicino al mare è bellissimo, forse un po’ troppo grande ma meglio così, inutile cercare altro. Voglio proprio quello. Se necessario realizzo le mie casette da affittare un po’ più piccole e magari ne farò una di meno e comunque so come risparmiare sui costi di costruzione. Si vedrà strada facendo”.

Un anno dopo: ” … maledizione! Non ho ancora iniziato a costruire e sto già pagando l’imposta comunale e quella sulla società, la manutenzione del lotto, le spese salate per il mio sostentamento. Quel progettista era un furfante perditempo. E poi, perché nessuno mi ha detto le cose veramente importanti? Sono riuscito ad andare al mare solo nei fine settimana… “

Due anni dopo:  ” … i soldi sono terminati e la costruzione è ancora in corso. Quell’ impresario è un ladro ed anche un incapace. Ma gli altri come avranno fatto? Sono riuscito ad andare al mare solo qualche giorno al mese… “

Tre anni dopo:  ” … mi spiace, quel terreno con le case non finite non si riesce a vendere. Ma come ? l’ ho pagato un sacco di soldi ! Quell’agente immobiliare è un inetto e la sfortuna mi perseguita, me ne vado. Oltretutto non ho più tempo nemmeno per andare al mare… “

Come molti di voi sanno non amo dare consigli ed ho le mie buone ragioni.

Ai piccoli e piccolissimi investitori, quelli che vogliono mettersi in proprio e che forse non avranno mai una seconda opportunità, dico di fare molta attenzione a due cose: comprare solo ciò che può essere rivenduto facilmente e fare subito un semplice e realistico “piano d’impresa” per capire se il ricavo sarà sufficiente per sostentarsi. Sembra banale vero? Tuttavia né l’uno né l’altro viene in genere fatto. Il “sogno caraibico” non ammette la possibilità di tenere anche i piedi ben saldi in terra e l’intuito viene spesso considerato più che sufficiente. Del resto, che diamine: siamo Italiani.

Qualche tempo fa ho ricevuto degli “investitori”. Quelli “veri” che possono avere contemporaneamente una catena di supermarket a Hong Kong, una ditta di import di vino negli USA e una azienda agricola a Città del Messico.  Ma che non sanno mai veramente dove stanno e perché. 

” … vorremmo investire anche in Costa Rica”. Perché, domando?  … abbiamo sentito dire che il paese è in via di sviluppo e che si trova manodopera qualificata e a basso costo…” Bene, ma che volete fare? ” .. non lo sappiamo esattamente, tu che consigli? ” Ma, dico: avete almeno visitato il paese? … ma no, non abbiamo molto tempo. Del resto non siamo turisti, vogliamo solo investire … non so magari un villaggio turistico  può andare bene… “

No comment.

Paese del terzo mondo? Vivere bene con 500 dollari al mese? Vivere felici nella natura? Investire con pochi rischi e con profitto?

Luoghi comuni, banalità disseminate a piene mani da giornali, TV ed Internet e prese per vere senza la minima attenzione e una verifica attentissima delle fonti. Credo che gli Italiani leggano sempre meno. Non si informano da fonti sicure, prediligono i “sentito dire”, vogliono le “dritte” (ma cosa diavolo sono le dritte?). Ascoltano le esperienze di tutti, chiedono consigli, non pianificano i propri progetti di cambiamento, sognano basandosi su illusioni. Credono di potere scegliere la propria vita ma quasi mai è davvero così.

Perché ?

Qui scivoliamo su questioni di psicologia sociale e non posso avventurarmi su questa china. Ma temo che si sia ridotto il margine di autonomia del proprio pensare, si è attenuata la distinzione tra ciò che è vero e ciò che è falso, complici i cosiddetti mezzi di informazione, ed è faticoso assumere una responsabile condotta di autodeterminazione e di vera scelta.

Concludo dicendo che trasferirsi in Costa Rica, come in qualsiasi angolo del pianeta, affascinati dalla pubblicità positiva che aleggia su questo paese e dal sogno, non può determinare alcun reale cambiamento di vita finché non si decida di cambiare davvero se stessi al di là del luogo, degli altri e delle condizioni esterne in genere.

Inutile dire che in questo articolo ogni riferimento a persone e situazioni reali è puramente casuale …

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