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Costa Rica: una gita… all’ospedale di Cortes.

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Ricevo questa bella storia vissuta da Luciano e dalla sua famiglia durante il viaggio in Costa Rica. La pubblico volentieri perchè mi sembra esemplare per comprendere come funziona il sistema sanitario, anche in uno sperduto ospedaletto periferico . Uno spaccato di vita reale dal quale attingere informazioni utili su un paese che, nonostante le difficoltà economiche, cerca di mantenere alto il livello delle prestazioni sociali per tutti : cittadini, turisti, immigrati regolari ed irregolari.

Una lezione importante, soprattutto in questi tempi difficili per tutti

Costa Rica, Hatillo . Agosto 2011.

Siamo ancora noi, gli zingari d’ Agosto nella splendida Costa Rica.

Al terzo giorno di otite, mio figlio Tommaso oggi non ne può proprio più. Il dolore all’orecchio sinistro è diventato insopportabile e, cosa che a noi genitori fa preoccupare un po’, è che stamattina anche il suo orecchio destro si fa sentire.

Siamo ad Hatillo, circa cinque chilometri a nord di Dominical, ospitati nel Bed & Breakfast di Madame Sabina, una deliziosa signora Polacca alla quale chiediamo come possiamo fare per far visitare il pargolo e porre rimedio al suo problema. Ci sarebbe il farmacista del paese vicino oppure un altro dottore che visita privatamente ma lei non lo conosce e non è in grado di suggerirlo e poi, infine, l’ospedale pubblico che sta a Cortes, una sessantina di chilometri a sud. Decidiamo per quest’ultimo. Raggiunto in un’oretta di auto, l’ospedale si presenta bene almeno quanto a pulizia e la struttura appare moderna. Probabilmente è di nuova costruzione. Entriamo nel reparto “urgencias” e subito i Ticos presenti si accorgono di noi facendo quasi a gara per darci le giuste informazioni. Siamo in fila al primo sportello dove l’addetta, dopo essersi assentata per una buona ventina di minuti, compila un modulo con le informazioni anagrafiche. Dopo nemmeno cinque minuti un primo dottore ci chiama per la misurazione della pressione e del peso per poi nuovamente farci accomodare in sala d’attesa. Passa un’altra mezzoretta e tocca a noi. Il medico ci riceve con un largo sorriso e, parlando con calma per farsi capire, si informa sulle condizioni generiche del Tommi. Poi comincia la visita alle orecchie e la sentenza arriva immediata…. infezione abbastanza potente ma, con un antibiotico mirato, passerà in fretta. Ci spiega, sempre con sorrisi e grande affabilità, che dovrebbe fare un tampone per meglio individuare il batterio ma noi partiamo fra cinque giorni e non c’è tempo per la coltura. Ci suggerisce di farlo al nostro rientro se perdura il dolore. Intanto prescrive la cura immediata e ci rimanda alla farmacia dell’ospedale che raggiungiamo non prima di aver fatto altre due file per timbri e schedature.Tutti i camminamenti per raggiungere questo o quello sportello sono all’aperto sotto spaziose tettoie e questo rende il tutto meno cupo.

Non comprendo perchè alla farmacia, un semplice sportello, va consegnata la ricetta e bisogna di nuovo attendere di esser chiamati. Stavolta l’attesa è più lunga e io sono perplesso circa il fatto che non ricordo la posologia dei tre farmaci che ci stanno per consegnare e faccio anche confusione sui nomi di tali farmaci, sono preoccupato di non capirci più nulla. L’arcano si scioglie quando veniamo chiamati allo sportello. Infatti ci viene consegnata una bustina trasparente che contiene i tre farmaci nella esatta quantità prescritta e, sopresona, sopra ogni confezione c’è un adesivo con il nome e cognome del paziente, del medico chelo ha visitato , gli orari esatti e le indicazioni di quando e perchè prendere il farmaco di riferimento.

Mitico!
Tutto assolutamente rassicurante, altamente professionale e senza spendere un centesimo. A tirare le somme, da quando siamo entrati a quando siamo usciti, sono passate circa due ore. Una volta ricordo che per un codice bianco in Italia sono entrato alle 11 di mattina e sono uscito alle 19 e ancora dovevo andare in farmacia per prendere i farmaci, una parte dei quali avrei poi sicuramente cestinato perchè in eccesso.

Questa è la storia di un giorno in un ospedale pubblico, sicuramente banale perchè il problema, l’otite, lo era tambien e spero di non relazionarvi in futuro per esperienze dirette di infarti o quant’altro di più grave…..

Pura vida !
Luciano, Liana e il paziente Tommaso

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2 commenti

  1. Non è una favola, è capitato al nostro amico Luciano, che dopo questa ed altre esperienze molto semplici ha rafforzato il proprio interesse per trasferirsi in Costa Rica .
    Alfredo

  2. mauro e sandra on

    e poi dicono che fuori dal nostro continente c’e’ IL TERZO MONDO….
    Chssà cosa significa…..
    Bella storia davvero sembra quasi una favola….
    ciao da Sandra e Mauro