Le mie case in Costa Rica costruite nel solco della tradizione caraibica.

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Alfredo spiega come e’ nata l’idea di costruire le nostre case nello stile tipico dei Caraibi di Costa Rica: l’occhio dell’architetto vedeva e rifletteva sulla saggezza di alcune soluzioni, sul valore estetico e tecnico che presentavano

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La casa nell’area caraibica della Costa Rica ha caratteri e forme proprie. Non facili da identificare immediatamente se non si comprende la storia, la gente, la natura ed il clima di questa parte del paese. Quando ho cominciato a frequentarla mi posi ad osservare con attenzione, ed anche con l’occhio curioso dell’architetto, le diverse composizioni, i temi e le scelte costruttive che parevano sempre diversi ma che infine si rivelarono come variazioni di pochissimi temi.

architettura_07E cominciai a pormi alcune domande: perché sollevare la casa da terra? perché tanta enfasi sugli spazi aperti e ventilati sotto i tetti? e la sporgenza così accentuata delle falde dei tetti? come mai una così ampia dimensione delle verande coperte? e perché il legno per i pavimenti e la struttura della casa, la lamiera per i tetti, la mancanza di vetri alle finestre, le decorazioni geometriche e floreali al posto dei canali di gronda ? Ero curioso. Intanto imparavo a conoscere il clima. Vedevo tanta pioggia e tanto sole alternarsi senza regole e un’intensa umidità da smaltire in fretta. Guardavo la vegetazione esuberante e multiforme e una fauna variegata: tutte specie a me sconosciute che vivono a stretto contatto con lo spazio abitato e inevitabilmente lo influenzano. E poi apprendevo il modo di vivere della gente e di concepire il proprio spazio, un popolo che sta quasi sempre in strada ed è ben poco interessato a quelli che noi consideriamo i caratteri distintivi della qualità del vivere: i dettagli architettonici, gli spazi bene ordinati e confortevoli, l’arredo coerente.

Assieme ai caratteri della casa caraibica vedevo infinite altre costruzioni realizzate di recente ed importate dal cosiddetto mondo civile, qui ben rappresentato dalla “capitale” ed ormai in netta prevalenza numerica. architettura_09Mostriciattoli italiani di cemento bene ordinati con le finestrine di taglio mediterraneo e i tetti coperti con ridicole tegole plastificate. Tutte rigidamente chiuse per poi dovere usare l’aria condizionata al posto della brezza oceanica. Oppure imponenti case in legno massiccio di “gringos” altrettanto disinteressati alla realtà caraibica. E ovviamente hotel dalle improbabili forme “a schiera” , “a blocco”,  “a torre” dove la fantasia, quella Italiana ovviamente in testa, gareggia per fare scomparire la disinvolta e spontanea crescita dell’ habitat caraibico che ancora nelle foto degli anni Settanta appariva in tutta la sua semplicità e precarietà. Qualità queste che agli improvvisati costruttori nostrani sembra davvero fare orrore in nome di una omologazione che non risparmia nulla.

Benché quella architettura fosse ancora per me un rebus, soprattutto perché non confrontabile con quanto mi era stato insegnato ed avevo visto fino allora, la decisione era presa: avrei sperimentato la casa caraibica in legno lasciando perdere la costruzione “tradizionale” in cemento che tutti ovviamente mi consigliavano per ragioni di “solidità” , “economicità”, “ funzionalità”.

Mi presi del tempo e provai a vedere quali erano i tratti comuni, quelle scelte invarianti che da sempre sono le regole del fare architettura in un certo luogo e che sempre andrebbero individuati, compresi e rispettati con profonda umiltà.

Casa AmarillaIncominciai col costruire una casa prefabbricata in legno, quella che poi denominai la Casa Amarilla, che provai a modificare per rendere coerente con le esigenze del luogo. Mi era già chiaro che la casa deve essere sollevata da terra per proteggerla dall’umidità, per ventilare il pavimento e tenere a distanza gli animali e soprattutto le temutissime termiti. Lo spazio vuoto, non oltre un metro, era sufficiente per  un rapida ispezione e per la manutenzione agli impianti che in tal modo potevano restare completamente a vista. Alle prima aggressioni di termiti, alle prima piogge torrenziali e ai primi inevitabili problemi con gli impianti compresi quanto era stata utile quella scelta.

Poi il tetto in lamiera. Perché? Ovvio: è un materiale economico, facile da montare, mantenere e quando serve sostituire, leggero quanto basta per posarsi sulle esili strutture in legno, idoneo a fare scorrere in fretta l’acqua piovana. Una scelta perfetta.

Il sottotetto ventilato ha la funzione importantissima di consentire la circolazione dell’aria calda ed umida che si forma all’interno per convogliarla verso l’alto sfruttando l’effetto “camino”. Facile da capire. Si tratta di scegliere tra alcuni modelli costruttivi diversi e scelsi le grandi asole triangolari aperte su due lati opposti del tetto per facilitare anche la ventilazione contrapposta. Funziona benissimo e l’aria condizionata non serve affatto.

Ma il legno di pino canadese delle pareti che c’entra coi caraibi? Nulla ovviamente, ma volevo proteggere la casa dalle termiti con materiale certificato in stabilimento (in Costa Rica spesso si taglia l’albero, si fanno le tavole e si mettono in opera subito) ed usare tecniche di prefabbricazione per realizzarla con una certa precisione vista anche la mia assenza dal cantiere in quella prima fase. Il risultato fu dignitoso ma mi resi conto che si poteva fare molto meglio e la prima esperienza mi servì per non commettere alcuni errori con la seconda casa.

Il primo è pensare che qualcuno possa realizzarvi una casa appena decente senza che voi siate presenti in cantiere otto ore al giorno tutti i giorni.  A parte questo mi accorsi che gli spazi interni erano inutilmente ampi nell’area di soggiorno e pranzo. Qui nessuno vive in spazi chiusi e occorrono invece terrazze coperte da tetti dalle sporgenze generose per proteggerle dalla pioggia torrenziale.  Mi divertii coi colori e con le decorazioni ripescando dai tanti esempi locali tutti piacevoli anche se a volte davvero stravaganti.

Casa NaranjaLa seconda casa fu un esperimento diverso: le regole della casa caraibica e la massima libertà espressiva. Niente prefabbricati e legni “stranieri”. Solo materiali tropicali lavorati sul posto e montati artigianalmente su una struttura intelaiata anch’essa di legno. Duri e pregiati per i pilastri di appoggio a terra e per il pavimento, più teneri ed economici per il resto della costruzione. Le termiti sembrano gradirli di più del pino trattato ma un’attenta sorveglianza finora ha dato buoni risultati. Le terrazze intorno alla casa sono amplissime e si vive praticamente li in ogni ora del giorno. Le finestre e le porte sono prive di vetri e munite di zanzariere. L’aria circola liberamente e sale verso le ampie aperture sottotetto aiutata solo talvolta da ventilatori a pala. Erano nate la Casa Naranja e la Casa la Terrazza.

Oggi chi le vede le ama: sono belle nella loro semplicità,  sono immerse nella natura, respirano con essa e con chi le vive. Un giorno diventeranno polvere e faranno da concime al bosco nel quale si inseriscono con molta riverenza. Sono case nel Caribe Sur.

Gurdate le mie case ai caraibi di Costa Rica qui ! Ne sono orgoglioso.

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