Una gravidanza… Nella giungla!

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Mamma! Papà! Amici! Parenti…Sono incinta!!!
Congratulazioni! Ma posso farti una domanda? Lì nella giungla, ci sono i medici? E gli ospedali?

Sì, qui siamo effettivamente nel bel mezzo della foresta tropicale e sì, ci sono medici di ogni genere così come ci sono cliniche ed ospedali, pubblici e privati, di basso, medio e alto livello… Come ovunque nel mondo!

La differenza?
Qui la gravidanza è vissuta in maniera totalmente diversa, poiché non si tratta solo di un avvenimento più che normale, bensì “naturale”, nel senso stretto del termine.
Da buona italiana paranoica, mi dirigo alla clinica pubblica di Hone Creek e mi aspetto che mi vengano fatte milioni di analisi ed altrettanti accertamenti, mi aspetto che mi facciano osservare uno schermo e che mi dicano “Lo vedi quel puntino quasi invisibile? Ecco, quello è tuo figlio!”, mi aspetto di ricevere l’agenda “La tua gravidanza passo dopo passo” in cui siano riportati, appunto, tutti gli accertamenti che dovrò fare, le analisi, le scadenze… Mi aspetto, in quanto non ancora residente in questo Paese, di dover pagare ad ogni visita effettuata…

La realtà?
Faccio la coda allo sportello dedicato al mio paese, Puerto Viejo, dove una segretaria gentilissima mi dice che, in quanto non ancora residente, sono tenuta a farmi rilasciare un particolare “codice” per poter essere seguita dall’inizio alla fine del mio percorso di gravidanza e che avrei potuto reperire questo codice presso un altro sportello nello stesso ospedale. Non perdo tempo e vado a sbrigare la pratica con una signora altrettanto gentile la quale, dopo essersi congratulata con me per la dolce attesa, mi dice che sarò seguita fino alla fine della mia gravidanza in maniera totalmente gratuita perché “Aquí en Costa Rica los niños son nuestra prioridad”. Incredula, ritorno allo sportello precedente dove provvedono a fissarmi un appuntamento per effettuare le prime analisi e quando sto per uscire dalla clinica vengo fermata da una sorta di “controllore della qualità” che desidera sapere se sia stata trattata con un’adeguata educazione e gentilezza da parte del personale ospedaliero… Evviva la “giungla”!

Alla prima visita scopro di essere seguita da un medico generico, non da un ginecologo, il quale con molta sincerità mi comunica che la clinica non ha mezzi abbastanza all’avanguardia per potermi far vedere il famoso “puntino” sullo schermo, ma che inizialmente avrebbe solo potuto farmi sentire, per farmi stare tranquilla, il battito del cuore del mio bambino, cosa che ovviamente mi ha fatto provare una gioia ed un sollievo indescrivibile.
Mi dice anche mi avrebbero fatto un’ecografia solo nel caso in cui avessero rilevato anomalie nei risultati delle varie analisi che avrei dovuto fare e ripeto, da buona italiana, vado in tilt “Ma com’è possibile? Non me ne fanno una al mese per vedere se il bimbo cresce e si sviluppa correttamente? E quindi quando lo vedo? E se capita qualcosa e loro non se ne accorgono?” (Sì, la paranoica della coppia sono io… E qui incomincia l’esaurimento nervoso di mio marito, il quale ritiene tutto superfluo!).

Poi penso a mia madre, ai suoi racconti, alle sue parole… “Quando ero incinta di te, ho fatto forse due ecografie in 9 mesi, non capisco perché adesso ne facciano così tante…”
Ed il mio pensiero va ancora oltre, rifletto sul posto in cui mi trovo, immerso nella natura, con una temperatura gradevole tutto l’anno, dove posso godere di cibo sano, dove l’inquinamento è praticamente inesistente rispetto al mio paese d’origine e mi dico “Perché dovrebbe andare male? Come hanno fatto le donne a partorire qui fino ad ora? O comunque fino a 50 anni fa in Italia?“. Tiro un sospiro di sollievo, mi rilasso, mi concentro su quello che sta avvenendo dentro di me, sui cambiamenti del mio corpo e mi sento bene (Nausee a parte!!!).

Ultima chicca? Alla fine della visita, il medico mi dice di passare a ritirare le medicine nella farmacia all’interno della clinica: acido folico, vitamine ed integratori di vario genere… Completamente gratis.

Questo è per rassicurare tutti i miei cari in Italia e tutte quelle donne, ovviamente non residenti, che stanno vivendo la mia stessa esperienza: forse la vera “giungla”, così come la intendiamo noi “europei” nella sua accezione dispregiativa, si trova altrove, magari proprio nei nostri ospedali super tecnologici e “civilizzati”, dove forse però quello che manca è solo un po’ di umanità.

P.S. E comunque, in quattro mesi, almeno un’ecografia l’ho fatta! (Alla faccia di mio marito)

Pura Vida

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